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Sessualità

Come far squirtare una donna: guida completa allo squirting e all’eiaculazione femminile

‘Come si fa a far squirtare una donna?’

Risposta diretta: Serve soprattutto una stimolazione decisa e prolungata del punto G, unita a tre condizioni: fiducia reciproca, un’eccitazione già molto alta e una lubrificazione abbondante. Non tutte le donne squirtano, e sta bene così: non è un indicatore della qualità dell’orgasmo né dell’intesa di coppia.

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come far squirtare una donna

Cos’è lo squirting e come si differenzia dall’eiaculazione femminile

Con squirting si indica l’emissione di una quantità consistente di liquido trasparente dall’uretra durante una stimolazione sessuale intensa, spesso vicino all’orgasmo. L’eiaculazione femminile in senso stretto è un fenomeno diverso: una quantità più piccola di fluido denso e biancastro, prodotto dalle ghiandole di Skene (la cosiddetta “prostata femminile”). Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Sexual Medicine conferma che si tratta di due fenomeni fisiologicamente distinti, anche se nel linguaggio comune “squirting” viene spesso usato per entrambi. Sul piano biochimico, uno studio con ecografie ed esami di laboratorio ha rilevato che il liquido dello squirting condivide componenti con l’urina diluita, con un contributo marginale delle ghiandole di Skene nella maggior parte delle partecipanti. Non è un tema da nascondere: è una risposta fisiologica del corpo, non un incidente.

Quante donne squirtano davvero? Cosa dice la scienza

Le percentuali di donne che sperimentano lo squirting variano moltissimo da uno studio all’altro: una revisione della letteratura scientifica riporta una prevalenza tra il 10% e il 54%, un’oscillazione così ampia da far capire quanto sia difficile misurare un fenomeno intimo e spesso non dichiarato. La variabilità dipende da come viene definito il fenomeno, da fattori anatomici individuali e da elementi psicologici come la capacità di abbandono e il contesto emotivo. Se la tua partner non squirta, quindi, non significa che qualcosa non funzioni: rientra semplicemente nella normale variabilità della risposta sessuale femminile. Ne parliamo in modo più approfondito nell’articolo [LINK: squirting-per-poche-o-per-tutte], dove trovi anche i dati su quante donne provano comunque piacere pieno senza questo tipo di emissione.

Le 4 condizioni indispensabili prima di iniziare

1. Consenso e complicità

Parlatene prima, senza imbarazzo. Lo squirting richiede un abbandono totale del controllo: se lei si sente osservata, giudicata o “sotto esame”, il corpo si chiude automaticamente per proteggersi, ed è un meccanismo naturale su cui non si può intervenire a comando. Deve restare un gioco condiviso, mai un obiettivo da raggiungere per dimostrare qualcosa. Parlarne apertamente prima — magari mentre siete già complici, non a freddo — aiuta a togliere pressione da entrambi e trasforma l’esperienza in una scoperta di coppia, indipendentemente dal risultato finale.

2. Rilassamento e tempo

Il corpo femminile ha bisogno di un’eccitazione molto alta prima ancora che la stimolazione del punto G abbia effetto: bruciare le tappe è il modo più sicuro per non ottenere nulla. Dedicate tempo a preliminari lunghi, senza cronometro e senza interruzioni: telefono silenzioso, luce soffusa, nessuna fretta. Più lei si sente al sicuro e coinvolta, più il corpo si predispone naturalmente. È utile anche non fissarsi su un obiettivo preciso della serata: lasciare che sia la curiosità, e non la performance, a guidare l’esperienza riduce l’ansia su entrambi i lati.

3. Lubrificazione abbondante

È la condizione tecnica più determinante di tutte. La stimolazione del punto G è prolungata e decisa: senza una lubrificazione adeguata, il contatto diventa presto fastidioso invece che piacevole, e il corpo si irrigidisce per difesa. Se la lubrificazione naturale è scarsa — condizione comune in caso di stress, contraccettivi ormonali, farmaci o [LINK: secchezza-intima-in-primavera-cause-e-soluzioni-per-ritrovare-comfort-ed-equilibrio] — un gel a base acquosa aiuta a mantenere la mucosa protetta e riduce il rischio di micro-irritazioni durante una stimolazione così mirata.

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4. Mani curate

Unghie corte e ben limate, mani pulite e calde prima di iniziare. Può sembrare un dettaglio secondario, ma la zona del punto G è estremamente sensibile e reattiva: un’unghia lunga o un movimento brusco possono interrompere l’eccitazione in un istante, e servono minuti preziosi per recuperarla. Prendetevi il tempo di curare anche questo aspetto pratico: fa parte della cura reciproca tanto quanto le parole gentili e i preliminari.

Dove si trova il punto G

Il punto G si trova a circa 3–5 cm dall’ingresso vaginale, sulla parete anteriore (verso l’ombelico, se lei è distesa sulla schiena). Al tatto è una zona leggermente rugosa e spugnosa, diversa in consistenza dal resto della parete vaginale, che tende a essere più liscia. Più cresce l’eccitazione, più questa zona si gonfia naturalmente e diventa facile da individuare: ecco perché è quasi impossibile trovarla “a freddo”, prima che l’eccitazione sia già presente. Non forzate la ricerca nei primi minuti: aspettate che sia il corpo a dare il segnale giusto.

Tecnica n. 1 — L’accarezzamento

Questa prima tecnica serve a costruire gradualmente la sensibilità della zona, senza fretta:

  • Inserisci delicatamente il dito indice (o il medio) con il palmo rivolto verso l’alto, in modo da toccare la parete anteriore
  • Massaggia il punto G con un movimento “vieni qui”, piegando il dito verso di te, avanti e indietro
  • Inizia con carezze lente e aumenta gradualmente intensità e ritmo, seguendo le sue reazioni e non un ritmo prestabilito
  • Quando la senti coinvolta e più rilassata, passa a due dita (indice e medio) mantenendo lo stesso movimento

Regola d’oro: mai iniziare direttamente con due dita. Parti sempre con una e lascia che sia il corpo di lei a “chiedere” di più — è lei a guidare il ritmo, non tu.

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Tecnica n. 2 — La stimolazione combinata

Dopo 10–15 minuti di stimolazione del punto G, quando la zona è visibilmente più gonfia e lei si avvicina all’apice, si può passare alla fase più intensa:

  • Con indice e medio all’interno, appoggia il palmo della mano sul clitoride, quasi a “contenerlo”
  • Muovi tutta la mano su e giù: così stimoli contemporaneamente punto G e clitoride
  • Aumenta progressivamente velocità e fermezza del movimento, senza mai perdere il contatto
  • Quando senti le pareti vaginali contrarsi intorno alle dita, mantieni il ritmo: è spesso il momento in cui può arrivare lo squirting

In questa fase lei sentirà probabilmente uno stimolo simile a quello di urinare: è un segnale normale, non un problema. Se si trattiene per paura, il fenomeno si blocca; se si lascia andare, può arrivare l’emissione del liquido insieme a un orgasmo particolarmente intenso e prolungato.

Cosa succede nel corpo durante lo squirting

Gli studi con monitoraggio ecografico hanno osservato che, durante l’eccitazione crescente, la vescica si riempie progressivamente, per poi svuotarsi nel momento dello squirting. È proprio questo riempimento a generare la sensazione di “dover fare pipì” che spesso blocca chi non la conosce: non è un segnale di pericolo, ma parte del meccanismo fisiologico stesso. Capire questo dettaglio aiuta molte coppie a smettere di trattenersi per pudore, e a lasciare che il corpo faccia il suo corso senza interferenze mentali.

Il ruolo del pavimento pelvico

Un dettaglio che in pochi conoscono: un pavimento pelvico tonico aumenta la sensibilità della zona del punto G e la capacità di lasciarsi andare durante l’orgasmo, perché muscoli allenati rispondono meglio alle contrazioni involontarie che accompagnano il picco del piacere. Una ricerca ormai classica sulla forza del pavimento pelvico nelle donne che sperimentano l’eiaculazione femminile ha mostrato proprio questa correlazione con il tono muscolare. Esercizi regolari con i coni vaginali aiutano a rafforzare questi muscoli, con benefici che vanno ben oltre lo squirting: più controllo, più sensibilità e, spesso, orgasmi più intensi in generale.

Errori comuni da evitare

Anche con le tecniche giuste, alcuni atteggiamenti possono vanificare tutto il resto:

  • Avere fretta o guardare l’orologio mentalmente: l’ansia blocca l’eccitazione più di ogni fattore fisico
  • Usare troppa forza o pressione fin da subito, invece di lasciare che sia il corpo a “chiedere” di più
  • Trascurare la lubrificazione pensando che “tanto ci pensa lei”: è una responsabilità condivisa
  • Reagire con disagio se lei squirta in abbondanza, o con frustrazione se non succede: entrambe le reazioni comunicano giudizio, anche involontario
  • Trasformare l’esperimento in un obiettivo fisso per ogni rapporto, invece che in una possibilità tra tante

E se non squirta? Va bene comunque

Nessun problema, davvero. Non fartene una colpa e non fargliene una colpa: si riprova un’altra volta, senza trasformarlo in un esame da superare. La stimolazione del punto G regala comunque orgasmi profondi, spesso diversi da quelli clitoridei, e il vero risultato è sempre l’intimità costruita insieme. Vale anche il rovescio della medaglia: se lei squirta e ti “sorprende” con l’intensità del momento, accoglila con entusiasmo genuino. Una reazione imbarazzata o infastidita è il modo più rapido per farla chiudere e non volerci più riprovare. Diversi studi confermano che, quando vissuto senza pressione, questo tipo di esperienza ha un impatto positivo sulla vita sessuale di entrambi i partner, indipendentemente da quanto accada spesso.

Conclusioni

Lo squirting non è una prestazione da centrare, né la prova di un buon sesso. È una possibilità in più che il corpo femminile può offrire, quando ci sono le condizioni giuste: fiducia, tempo, lubrificazione e la voglia di scoprire insieme, senza fretta. Che arrivi o no, ciò che resta è l’intimità costruita in quei minuti di attenzione reciproca — ed è quella, più di ogni tecnica, a fare la differenza.

Domande frequenti sullo squirting

DOMANDA 1 – Lo squirting è pipì?

È una domanda legittima, e la risposta scientifica è più sfumata di un semplice sì o no. Gli studi con analisi biochimiche mostrano che il liquido dello squirting condivide alcune componenti con l’urina diluita (urea, creatinina), ma in molte donne contiene anche tracce di un antigene prodotto dalle ghiandole di Skene, le stesse coinvolte nell’eiaculazione femminile. In pratica non è “solo pipì” nel senso comune del termine, ma nemmeno un fluido completamente distinto: nasce da un riempimento vescicale che si verifica naturalmente durante l’eccitazione. La sensazione di dover urinare che molte donne provano prima dello squirting è quindi coerente con questo meccanismo, non un segnale di pericolo. Sapere questo aiuta a vivere il momento con meno imbarazzo e più libertà.

DOMANDA 2 – Perché alcune donne squirtano e altre no?

Dipende da una combinazione di fattori anatomici e psicologici. Sul piano fisico contano la sensibilità individuale della zona del punto G e la conformazione delle ghiandole periuretrali, che variano naturalmente da donna a donna. Sul piano psicologico pesano la capacità di abbandono, il livello di fiducia nel partner e nel contesto, e l’assenza di pensieri intrusivi legati al giudizio o alla performance. Non è una capacità che si può “allenare” a comando né tantomeno imporre al corpo: forzarla ottiene spesso l’effetto contrario, perché l’ansia blocca proprio quel rilassamento necessario. Se non accade, non è indice di un problema fisico né relazionale: fa parte della normale variabilità della risposta sessuale femminile.

DOMANDA 3 – Quanto tempo serve per far squirtare una donna?

Non esiste un cronometro universale, ma in genere serve più tempo di quanto si immagini. Considerando i preliminari e l’eccitazione crescente necessaria prima ancora di iniziare la stimolazione diretta del punto G, il processo richiede spesso almeno 15–20 minuti continuativi, a volte di più alla prima esperienza insieme. La fretta è il nemico numero uno: interrompere, cambiare tecnica troppo spesso o guardare l’orologio mentalmente riporta l’eccitazione a un livello più basso, costringendo a ripartire quasi da capo. Con la pratica e la conoscenza reciproca, i tempi tendono naturalmente ad accorciarsi, perché corpo e mente imparano a riconoscere e assecondare più rapidamente i segnali giusti.

DOMANDA 4 – Lo squirting si può raggiungere con la penetrazione?

È più raro, anche se non impossibile. La maggior parte delle donne che sperimentano lo squirting lo raggiunge con la stimolazione manuale del punto G, che permette un angolo e una pressione molto più precisi e costanti rispetto alla penetrazione. Durante il rapporto, alcune posizioni che accentuano il contatto con la parete vaginale anteriore — ad esempio con lei sopra, inclinata leggermente in avanti — possono favorirlo, soprattutto se combinate con una stimolazione manuale simultanea del clitoride. Anche in questo caso restano determinanti le stesse condizioni di base: tempo, fiducia e un’eccitazione già molto alta prima di puntare a un obiettivo specifico.

DOMANDA 5 – La scarsa lubrificazione può impedire lo squirting?

Sì, è uno degli ostacoli più comuni e sottovalutati. Senza una lubrificazione adeguata, la stimolazione prolungata e decisa del punto G diventa presto fastidiosa invece che piacevole, e il corpo tende a irrigidirsi per proteggersi dal fastidio, bloccando proprio il rilassamento necessario. Un gel lubrificante a base acquosa, come Kendra Gel, aiuta a mantenere la mucosa idratata e protetta, riducendo l’attrito e il rischio di micro-irritazioni durante una stimolazione così mirata e ripetuta. Se la secchezza vaginale è ricorrente anche fuori da questi momenti, vale la pena parlarne con il proprio ginecologo per escludere cause ormonali, farmacologiche o legate allo stress.

DOMANDA 6 – È normale che non succeda sempre, anche se è già capitato in passato?

Assolutamente sì, ed è più comune di quanto si pensi. Lo squirting non è un interruttore che, una volta acceso, resta sempre attivo: dipende dal livello di stanchezza, stress, stato ormonale e persino dall’umore del momento, esattamente come qualsiasi altra risposta sessuale. Alcune coppie lo vivono spesso, altre solo in occasioni particolari, senza che questo dica nulla sulla qualità del rapporto o dell’intesa. Il rischio più grande è trasformarlo in un’aspettativa fissa: quando diventa un obiettivo da centrare “di nuovo”, la pressione psicologica che ne deriva è spesso proprio ciò che lo rende meno probabile. Accogliere ogni volta come un’esperienza a sé, senza paragoni con le precedenti, è l’atteggiamento che funziona meglio.


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Salama S, Boitrelle F, Gauquelin A, Malagrida L, Thiounn N, Desvaux P. Nature and Origin of “Squirting” in Female Sexuality. Journal of Sexual Medicine. 2015;12(3):661-666.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o dello specialista. In caso di dolore durante i rapporti, secchezza persistente o altri disturbi, rivolgiti al tuo ginecologo di fiducia.

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